1920-c.a-Pro-vittima-Falconara-La-Spezia-da-Lire-5. Buono di Beneficenza

1920-c.a-Pro-vittima-Falconara-La-Spezia-da-Lire-5.
Buono di Beneficenza
Art.Nr.1562

1904 Tributo Patriottico da 1 lira x Trento e Trieste. Federazione Popolare Nazionale ”Pro Italia Irredenta”

1904 Tributo Patriottico da 1 lira x Trento e Trieste.

Federazione Popolare Nazionale ”Pro Italia Irredenta”—– Raro

‘Delegato Generale’ Fondatore

Ricciotti Garibaldi

GaribaldiRicciotti. – Figlio di Giuseppe e di Anita (Montevideo 1847 – Roma 1924). Vissuto a Nizza dal 1847 al 1856, poi a Caprera, si batté a Bezzecca nel 1866, a Mentana nel 1867 e a Digione nel 1870, dove strappò una bandiera ai Prussiani. Deputato di Roma nel 1887, lo stesso anno combatté in Grecia contro i Turchi distinguendosi a Domokòs (17 maggio) e nel 1912 si batté di nuovo contro i Turchi presso Giannina con un corpo di 10.000 volontarî. Fu interventista nel 1915 e sostenitore dell’impresa fiumana. Tra i figli, Giuseppe (detto Peppino18791950) comandò la legione italiana accorsa in Francia nel 1914, per passare sul fronte italiano dove nel 1918 fu promosso generale di brigata; Costante(18921915) cadde nella battaglia delle Argonne; Ezio (18941969) combatté in Grecia (1912), nelle Argonne (1914), sul fronte italiano, aderì al fascismo (con il suo periodico Camicia rossa) e fu deputato (192434). —-Raro

Art.Nr.1537

1919 ”Comitato Italiano di Soccorso ai Bambini Russi”–Carta di Benemerenza per l’Offerta di Lire 353 raccolti,raccolti da Volpe Attiglio ,Insegnante

1919 ”Comitato Italiano di Soccorso ai Bambini Russi”–Carta di Benemerenza per l’Offerta di Lire 353 raccolti,raccolti da Volpe Attiglio ,Insegnante

Art.Nr.1515

il Comitato fu avviato da Zanotti Bianco nell’ambito della Croce Rossa Italiana e l’anima organizzativa era la Nobildonna Calabrese Mariettina Pignatelli di Cerbara,esso ebbe vita fino al 1923 ,raccolse Fondi Viveri Indumenti,fondando poi una Colonia Agricola in Crimea,inviando mezzi e trattori fiat…ma incontro’ poi crescenti difficolta’ con i Soviet locali…..si decise quindi di abbandonare il proposito e gli aiuti finirono nei centri di Emigrazione ove arrivavano gli intellettuali  Russi espulsi…………..

1945 ”Fondo Nazionale per la Repubblica Italiana” Attestato di Benemerenza per l’Offerta di Lire 100

 

1945 ”Fondo Nazionale per la Repubblica Italiana” Attestato di Benemerenza per l’Offerta di Lire 100

Art.Nr.1514

1949-Coop.-Edile-”G.Garibaldi-”dato-a-Ragusa-prestito-Repubblicano-

 

1949-Coop.-Edile-”G.Garibaldi-”dato-a-Ragusa-prestito-Repubblicano-

1789 ”Marina Deputazione all’Armamento contro i Corsari Barbareschi ”della Repubblica di Genova,

1789 ”Marina Deputazione all’Armamento  contro i Corsari Barbareschi ”della Repubblica di Genova,
Poliza sottoscrizione di Lire 1000 fuori Banco,pagabile ad estrazione annuale il 1 luglio con rendita al 2% annuo
firme Giuseppe Ma.Pessagno ”Diputazione” Felice Mancarano ”Cancelliere” e Giuseppe Merea ”Cassiere”
Timbro della Marina Genovese

Art.Nr.1501

I corsari barbareschi nel Mediterraneo

L’arcangelo Michele scaccia i Barbareschi dall’isola di Procida (olio su tela, XVII secolo)

Le origini Il fenomeno della pirateria era sempre stato ben presente nel Mediterraneo, ben prima del VII secolo in cui gli Arabi si affacciarono sulle sue coste orientali, rimettendo in discussione la secolare talassocrazia romana che aveva orgogliosamente fatto chiamare quel mare all’Impero Romano, Mare Nostrum. Il “Mar bianco di mezzo”, come lo chiamarono gli Arabi (Saraceni, furono chiamati da molti, attribuendo tale sostantivo all’espressione romana che significava, forse, “popolo delle tende”), divenne un teatro di duro confronto fra l’Europa cristiana, latina e greca già a partire dall’VIII secolo ma, soprattutto, dopo l’espansione della potenza ottomana nel bacino occidentale del Mediterraneo nel corso del XVI secolo. I componenti della marineria ottomana che partivano dalle basi nordafricane furono sovente identificate con l’espressione pirati barbareschi, preferendo il termine “pirati” per la sua connotazione semantica fortemente negativa. Del tutto scorretta però, visto che costoro non assaltavano mai naviglio musulmano (salvo in caso di guerra aperta) e perché, come a Lepanto, essi erano presenti nella flotta del Sultano ottomano, quindi in veste di corsari (privati autorizzati dal proprio Stato di appartenenza o di riferimento ad attaccare imbarcazioni nemiche) e non già di pirati (che navigano a scopo di depredare e razziare per lucro proprio, indifferentemente dalla provenienza del depredato).
Le incursioni del XVI e XVII secolo
Il periodo più cruento delle attività barbaresche (almeno per le popolazioni italiane) si ebbe in concomitanza con le Guerre d’Italia del XVI secolo, quando i musulmani maghrebini (barbareschi: termine dietro il quale si celavano arabi, berberi, turchi e rinnegati europei), alleati della Francia, indirizzarono le loro scorrerie verso le flotte e le coste del meridione d’Italia, all’epoca sotto il dominio dei Re di Spagna. Le incursioni comunque si spinsero anche negli stati italiani posti più a nord ed infatti, più volte nel corso dei secoli, furono saccheggiate e distrutte le città costiere laziali, toscane e liguri. Sul versante adriatico i corsari, grazie alla vigile sorveglianza delle galere veneziane, non riuscirono quasi mai a spingersi oltre le coste marchigiane.
I corsari barbareschi non si limitavano, come già detto, a depredare le navi, ma effettuavano spesso anche incursioni nei territori che si affacciavano sul mare. Di questo rimangono testimoni silenziose le torri di guardia costiere, presenti lungo le coste, soprattutto italiane.
Famosi gli episodi nei quali vennero ridotti in schiavitù: nel 1544 gli abitanti di Ischia (4000 deportati) e Lipari (9000 deportati, quasi l’intera popolazione); e nel 1554 Vieste (7000 deportati)
In tal modo essi catturavano enormi quantità di schiavi europei, che costituivano un rilevante cespite economico, sia nel caso di loro vendita, sia in quello di riscatto. Nel primo caso come forza lavoro a costo zero, da usare anche come rematori sulle galee ottomane (solo nella Battaglia di Lepanto furono liberati ben dodicimila cristiani che erano schiavi al remo sulle navi turche). In Marocco, il sultano Mulay Ismail (16451727) si fece costruire, nella nuova capitale di Meknès, un intero palazzo, fortificato esclusivamente con il lavoro degli schiavi cristiani catturati dai corsari barbareschi.
Quando catturati, tuttavia, anche i musulmani ricevevano a loro volta un trattamento analogo: la battaglia di Ostia, raffigurata nelle Stanze di Raffaello in Vaticano, fornì manodopera utile all’edificazione delle Mura leonine e, secoli dopo, la Reggia di Caserta fu costruita con il rilevante apporto del lavoro forzato di equipaggi barbareschi catturati dalle navi della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, principalmente in occasione della spedizione contro i Barbareschi organizzata da Carlo di Borbone nel 1739. Una nuova spedizione della marina napoletana (insieme alle flotte spagnola, di Malta e del Portogallo) si ebbe nel 1784 contro Algeri.

Il gruppo dei Quattro mori
Il Monumento dei Quattro mori a Livorno celebra le vittorie riportate contro i corsari barbareschi alla fine del XVI secolo dall’Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, un Ordine corsaro cristiano appositamente creato a tale scopo, del quale il Granduca Ferdinando I de’ Medici era Gran Maestro.

Khayr al-Dīn Barbarossa
Il più conosciuto dei corsari è probabilmente Khayr al-Dīn, detto Barbarossa. Costui, dopo essere stato chiamato a difendere la città di Algeri dagli attacchi degli Spagnoli, ne uccise il sovrano e si sostituì ad esso nel 1510, facendo della città una delle basi più importanti per la Guerra di corsa, che egli conduceva in nome e per conto del Sultano ottomano.
Molti corsari barbareschi erano “rinnegati” (in Spagna il termine usato per chi si convertiva all’Islam abiurando il Cristianesimo sarà dal XVI secolo moriscos). Le navi preferite erano delle galee e fuste, con schiavi o prigionieri ai remi. Due esempi sono costituiti dall’olandese Süleyman Reis “De Veenboer”, che divenne ammiraglio della flotta corsara di Algeri nel 1617, e il suo secondo, Murad Reis, il cui nome originario era Jan Janszoon, di Haarlem (attuale Paesi Bassi). Entrambi operarono al servizio del corsaro noto come Simone il Danzatore e l’ammiraglio Michiel de Ruyter, anch’egli olandese, tentò invano di porre fine alla loro attività sui mari.
Il più famoso tra tutti costoro fu però senza dubbio Uluch Alì, nato come Giovanni Dionigi Galeni, di origini calabresi e ammiraglio ottomano, che combatté anche a Lepanto nel 1571.
I corsari barbareschi algerini subirono una grave disfatta nel 1732, quando la flotta spagnola, al comando dell’ammiraglio Blas de Lezo, conquistò la città di Orano e distrusse la base militare dei corsari nella baia di Mostaganem.

 

1917 Comitato Regionale Ligure—pro mutilati orfani e storpi , della 1 guerra mondiale Sottoscrizione a favore di Lire 100 dato a Genova

      1917 Comitato Regionale Ligure—pro mutilati orfani e storpi , della 1 guerra mondiale

Sottoscrizione a favore di Lire 100  dato a Genova

Art.Nr,1491

1949 P.C.I. -Comitato Regionale Sardo– Sottoscrizione da l.100

1949 P.C.I. -Comitato Regionale Sardo–

Sottoscrizione da l.100

Art.Nr.1489

1944-Camera-Confederale-del-Lavoro-di-Forli-da-l.2000

1944-Camera-Confederale-del-Lavoro-di-Forli-da-lire .2000

Art.Nr.1458

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