1650-Occupazione-Spagnola-della citta’ di -Alessandria Passaporto rilasciato dal Capitano Geronimo Ortiz, incaricato e comandante della piazza ,  a Ludovico Balestra e Ambrosio Abram per andare ,via di Genova alla devozione dell’Anno Santo a Roma    dato ad Alessandria

      1650-Occupazione-Spagnola-della citta’ di -Alessandria

Passaporto rilasciato dal Capitano Geronimo Ortiz, incaricato e comandante della piazza ,
 a Ludovico Balestra e Ambrosio Abram per andare ,via di Genova alla devozione dell’Anno Santo a Roma
  dato ad Alessandria
Art,Nr.1547

1703-Louis-Duc-de-Vendosme-dato-al-Campo-di-San-Benedetto-Po’-Mantova-al-soldato-Daniel-Troys-det-Daniel

1703 Louis Duc de Vendosme dato al Campo di San Benedetto Po'' Mantova al Soldato Daniel Troys det Daniel 1703-Louis-Duc-de-Vendosme-dato-al-Campo-di-San-Benedetto-Po’-Mantova-al-soldato-Daniel-Troys-det-Daniel

Art.Nr.1346

 

Biografia

Prese parte agli assedi di Condé e di Cambrai e nel 1678 aveva già Duc de Vendôme, 1706.jpgraggiunto il grado di Maresciallo di Campo. Nel 1681 fu nominato Governatore della Provenza.
Nel 1688 ottenne il grado di luogotenente generale e riprese a combattere nella Guerra della Lega d’Augusta (o Guerra della Grande Alleanza). Diede un notevole contributo alla vittoria delle truppe francesi agli ordini del Maresciallo di Francia Luxembourgnella Battaglia di Steinkerque (3 agosto 1692). Partecipò poi alla campagna d’Italia del maresciallo Nicolas Catinat combattendo, fra l’altro, la battaglia della Marsaglia (4 ottobre 1693) vinta dai francesi contro Vittorio Amedeo II di Savoia. Gli fu affidata quindi l’armata contro la Spagna con la quale invase la Catalogna ed occupò la città di Barcellona (9 agosto 1697) quando fu nominato viceréPrese parte agli assedi di Condé e di Cambrai e nel 1678 aveva già raggiunto il grado di Maresciallo di Campo. Nel 1681 fu nominato Governatore della Provenza.Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme in una litografia del XVIII secolo Figlio primogenito di Luigi di Borbone-Vendôme (1612-1669) e di Laura Vittoria Mancini (16361657), nipote del cardinale Mazarino, entrò nell’esercito francese all’età di diciotto anni iniziando la sua carriera agli ordini del Grand Turenne nella Guerra d’Olanda.Prese parte agli assedi di Condé e di Cambrai e nel 1678 aveva già raggiunto il grado di Maresciallo di Campo. Nel 1681 fu nominato Governatore della Provenza.
Nel 1688 ottenne il grado di luogotenente generale e riprese a combattere nella Guerra della Lega d’Augusta (o Guerra della Grande Alleanza). Diede un notevole contributo alla vittoria delle truppe francesi agli ordini del Maresciallo di Francia Luxembourgnella Battaglia di Steinkerque (3 agosto 1692). Partecipò poi alla campagna d’Italia del maresciallo Nicolas Catinat combattendo, fra l’altro, la battaglia della Marsaglia (4 ottobre 1693) vinta dai francesi contro Vittorio Amedeo II di Savoia. Gli fu affidata quindi l’armata contro la Spagna con la quale invase la Catalogna ed occupò la città di Barcellona (9 agosto 1697) quando fu nominato viceré di Catalogna.

Nel 1688 ottenne il grado di luogotenente generale e riprese a combattere nella Guerra della Lega d’Augusta (o Guerra della Grande Alleanza). Diede un notevole contributo alla vittoria delle truppe francesi agli ordini del Maresciallo di Francia Luxembourgnella Battaglia di Steinkerque (3 agosto 1692). Partecipò poi alla campagna d’Italia del maresciallo Nicolas Catinat combattendo, fra l’altro, la battaglia della Marsaglia (4 ottobre 1693) vinta dai francesi contro Vittorio Amedeo II di Savoia. Gli fu affidata quindi l’armata contro la Spagna con la quale invase la Catalogna ed occupò la città di Barcellona (9 agosto 1697) quando fu nominato viceré di Catalogna.

Nel corso della Guerra di successione spagnola fu comandante dell’Armata franco-spagnola scesa in Italia, dove fu sconfitto a Luzzara (15 agosto 1702) dal cugino primo Eugenio di Savoia-Soissons.[

Prese parte agli assedi di Condé e di Cambrai e nel 1678 aveva già raggiunto il grado di Maresciallo di Campo. Nel 1681 fu nominato Governatore della Provenza.
Nel 1688 ottenne il grado di luogotenente generale e riprese a combattere nella Guerra della Lega d’Augusta (o Guerra della Grande Alleanza). Diede un notevole contributo alla vittoria delle truppe francesi agli ordini del Maresciallo di Francia Luxembourgnella Battaglia di Steinkerque (3 agosto 1692). Partecipò poi alla campagna d’Italia del maresciallo Nicolas Catinat combattendo, fra l’altro, la battaglia della Marsaglia (4 ottobre 1693) vinta dai francesi contro Vittorio Amedeo II di Savoia. Gli fu affidata quindi l’armata contro la Spagna con la quale invase la Catalogna ed occupò la città di Barcellona (9 agosto 1697) quando fu nominato viceré di Catalogna.

Nel corso della Guerra di successione spagnola fu comandante dell’Armata franco-spagnola scesa in Italia, dove fu sconfitto aLuzzara (15 agosto 1702) dal cugino primo Eugenio di Savoia-Soissons.[1]

Nell’autunno 1703 cercò inutilmente di inoltrarsi in Austria attraverso il Tirolo ed occupò allo scopo varie piazzeforti in Piemonte. Tornato in Italia il Vendôme si prese la rivincita sul cugino sconfiggendolo a Cassano d’Adda (16 agosto 1705), dopo che il fratello Filippo di Vendôme (16551727), detto Il priore, l’aveva già perduta.[2] Il 19 aprile 1706 sconfisse nuovamente il cugino Eugenio presso Calcinato, paese a sud del lago di Garda, e cercò nuovamente di raggiungere l’Austria varcando l’Adige, ma senza successo poiché fu richiamato in patria per essere inviato a combattere nelle Fiandre.

Nel 1708 gli fu affidato un esercito forte di 80.000 uomini sotto il comando in capo di Luigi di Francia duca di Borgogna con il quale venne subito in disaccordo. Egli riuscì ad occupare Gand, Brugge e Plassendal ma non riuscì ad impedire la pesante sconfitta diOudenaarde, ad opera del cugino principe Eugenio di Savoia e di John Churchill, 1º Duca di Marlborough (11 luglio 1708).

A seguito di questa sconfitta, dovuta non solo alla bravura degli avversari, ma anche alle liti fra i due comandanti francesi, Luigi Giuseppe fu sospeso dal comando e rimase inattivo per circa due anni. Nel 1710, essendo nuovamente in bilico i rapporti tra Francia e Spagna, il re lo inviò nuovamente nei Pirenei. Egli riportò Filippo V a Madrid ed ottenne la sua ultima vittoria militare il 10 settembre di quell’anno a Villaviciosa contro le truppe del generale Stahremberg. Nello stesso anno sposò Anna Maria di Borbone-Condé, figlia di Enrico III Giulio di Borbone-Condé e nipote del Gran Condé. La coppia non ebbe figli[3] ed alla sua morte, avvenuta due anni dopo, gli subentrò nel titolo il fratello Filippo di Borbone-Vendôme.

1685 Passaporto Noi Enea Caprara Gentiluomo della Camera Colonnello Reggimento di Corrazze,Consigliere di Guerra e Maresciallo Generale di Regno di sua Maesta’

1685 Passa1685 campo Imperialeporto Noi Enea Caprara Gentiluomo della Camera Colonnello Reggimento di Corrazze,Consigliere di Guerra e Maresciallo Generale di Regno di sua Maesta’ Imperiale..Rilasciato  a Bartolomeo Bargnano,cavaliere Bresciano che ha servito nella campagna d’Ungheria a sue spese ecc..Dato al Campo Cesareo presso Vercelli 1685

Art,Nr,1314

Enea Silvio Caprara

Conte Enea Silvio de Caprara, maresciallo austriaco

Enea Silvio Caprara (Bologna, 16 novembre 16313 febbraio 1701) fu un feldmaresciallo austriaco di origine italiana.

Enea Silvio era figlio del senatore bolognese Niccolò Caprara, conte di Pantano.

La prima guerra contro la Francia

Imparentato con il conte Raimondo Montecuccoli, lo seguì in Austria entrando nell’esercito imperiale. Combatté al comando del Montecuccoli contro i turchi ed i francesi. Nel 1674, nel corso della guerra d’Olanda, ottenne un proprio comando di cavalleria sul fronte del Reno e partecipò alle battaglie di Sinsheim, di Enzheim ed a quella di Mulhouse (nel corso della quale fu preso prigioniero dal nemico) contro i francesi del Gran Turenne(rispettivamente giugno, ottobre e dicembre del 1674), nelle quali l’esercito imperiale fu sconfitto dal grande stratega francese. Liberato, partecipò ancora al conflitto sul fronte del Reno fino al 1678.      La prima guerra contro i turchi

Nel 1683, con l’inizio della quinta guerra austro-turca, combatté come comandante di cavalleria i ribelli ungheresi e partecipò alla cacciata dei turchi dalla postazione fortificata di Nußdorf. Nello stesso anno fu nominato feldmaresciallo d’Austria. Tornato al servizio del duca di Lorena contro i turchi, fu aggregato al principe elettore di Baviera durante l’assedio di Buda del 1684 e l’anno seguente avanzò in Ungheria e si distinse nell’assedio e successiva occupazione di Neuhäusel dal 7 luglio al 17 agosto 1685. Nel 1686 si spinse combattendo fino al confine transilvano.                   La guerra della Lega di Augusta (o della Grande Alleanza)

Allo scoppio della guerra della Grande Alleanza (16881697) Caprara fu nominato comandante in capo delle forze imperiali del Nord-Italia ove tentò, con il Vittorio Amedo II, duca di Savoia l’occupazione del Delfinato. Il 4 ottobre 1693 fu sconfitto, con il duca di Savoia ed Eugenio di Savoia, dal maresciallo di Francia Catinat nella battaglia della Marsaglia, nei pressi della città di Torino.

Di nuovo contro i turchi

Nel 1694 fu ritrasferito in Ungheria a combattere i turchi, ove respinse tutti gli attacchi nemici alla fortezza di Petrovaradin. Nel 1697 fu affiancato come vice-comandante aFederico Augusto I, principe elettore di Sassonia, che dal 1695 era stato nominato comandante in capo delle truppe del Sacro Romano Impero, impegnate contro i turchi nellaquinta guerra austro-turca. Tuttavia i rapporti fra i due divennero subito pessimi e si impose la necessità di sostituire il Caprara, che rappresentava la corona degli Asburgo in una guerra che vedeva il loro regno particolarmente impegnato ma con l’esercito comandato dal titolare di una potenza di rango inferiore. Caprara fu richiamato a Vienna, ove ebbe la vicepresidenza del Consiglio di guerra di Corte ed il sostituto fu trovato, ironia della sorte, in Eugenio di Savoia che ricevette la nomina il 25 aprile 1697.

 

1718 Passaporto Occupazione di Spagna nord Italia ”Don Francisco Valeriano Maderno per Real Servizio Guillini che si porta ad Alessandria dato a Milano

1718 Passaporto Occupazione di Spagna nord Italia ”Don Francisco Valeriano Maderno per Real Servizio Guillini che si porta ad Alessandria dato a Milano

Art.Nr.1312

1693-Passeport Rilasciato all’Abate Guido Bonius Canalis di Bologna per recarsi a Roma dato al Palazzo di Versailles-autografo x Re’ Luigi…Colbert

1693-Passeport Rilasciato all’Abate Guido Bonius Canalis di Bologna per recarsi a Roma dato al Palazzo di Versailles-autografo x Re’ Luigi…Colbert

Art.Nr.1310

1769 Passaporto occupazione Spagnola ”Don Antonio del Rio Espinosa” concesso al Colonnello Conte Ippolito Fenaroli che si reca a Brescia..dato a Napoli

17691769 Napoli Passaporto occupazione Spagnola ”Don Antonio del Rio Espinosa” concesso  al Colonnello Conte Ippolito Fenaroli che si reca a Brescia..dato a Napoli

Art.Nr.1309

1717 Passaporto Annibale Visconti -Felmaresciallo Austriaco x Milano .concesso alla Contessa Masina de Trotti d’Incisa e al Marchese Ghilino per recarsi ad Alessandria

1779 Milano1717 Passaporto Annibale Visconti -Felmaresciallo Austriaco x Milano .concesso alla Contessa Masina de Trotti d’Incisa e al Marchese Ghilino per recarsi ad Alessandria

Art.Nr.1308

 Annibale Visconti

Annibale Visconti (Milano, 1660Milano, 6 marzo 1747) è stato un militare italiano, marchese di Borgoratto e generale dell’esercito austriaco.

Annibale Visconti era discendente della nobile famiglia dei Visconti duchi di Milano e risiedeva nell’attuale Palazzo Visconti-Ajmi, in via Filodrammatici, 10. Intrapresa la carriera militare divenne maggiore generale già dal 1700, venendo promosso a generale di cavalleria dal 1704 e divenendo feldmaresciallo nel 1716 e Grande di Spagna.

Divenuto Castellano di Milano dal 1727 al 1745, divenne nel contempo anche comandante della Guardia Civica della città e fu il primo che accolse l’Arciduchessa Maria Teresa d’Austria durante il suo viaggio nel Ducato nel 1737. Durante gli anni di castellania fu la massima autorità che si impegnò per rivalutare un monumento importante quale è il Castello Sforzesco, ove nel 1729 fece erigere per conto dell’Imperatore Carlo VI una statua dedicata a San Giovanni Nepomuceno, protettore dell’esercito austriaco, realizzata dallo scultore Giovanni Dugnani e che ancora oggi si può ammirare nel cortile principale del castello. Proprio nel 1729, infatti, papa Benedetto XIII aveva elevato il Santo agli onori degli altari.

Dopo un lungo assedio al Castello Sforzesco, nel 1733 dovette soccombere all’invasione piemontese di Carlo Emanuele III di Savoia, per poi fare ritorno in città nel 1737, recuperando il castello praticamente intatto: la sua guarnigione constava di 2000 soldati fissi, 152 cannoni e 3000 quintali di polvere pirica.A lui venne dedicata l’opera agiografica “Vita del B. Fedele da Sigmaringa svevo dell’ordine de’ minori di S. Francesco Cappuccini, protomartire della Sagra Congregazione de Propaganda Fide” di Frate Silvestro da Milano, stamp. Giuseppe Pandolfo Malatesta, Milano, 1729. Il musicista Francesco Asioli gli dedicò un’Aria dei suoi “Concerti armonici per la chitarra spagnuola”.

Morì a Milano nel 1750.Annibale Visconti sposò Claudia Erba-Odescalchi, imparentata col pontefice Beato Innocenzo XI e già vedova di Pompeo Litta, marchese di Gambolò.

Una delle figlie del Visconti, Fulvia, sposò nel 1733 il celebre Marchese Anton Giorgio Clerici, uno dei più ricchi possidenti della milano del Settecento che possedeva un Palazzo Clerici anche a Milano, affrescato dal Tiepolo.

Un altro suo figlio, Antonio Eugenio Visconti, fu cardinale titolare di nunziature di rilievo tra cui quella austriaca, Camerlengo, prefetto di congregazioni e ultimo abate commendatario del Monastero San Pietro all’Olmo (MI).

Bibliografia

  • M. Sormani Turconi I Clerici e il loro principe Anton Giorgio, Milano, 2008
PredecessoreCastellano del Castello Sforzesco di MilanoSuccessore
 ?17271733Occupazione sabaudaI
Occupazione sabauda17371745 ?II
PredecessoreFeldmaresciallo del Sacro Romano ImperoSuccessoreHéraldique meuble Aigle bicéphale éploye.svg
Scipione Bagni1716

 

1715-Passaporto-Lasciapassare-”Giacomo-Mattei-Conte-di-Glasinaz-e-del-Sacro-Romano-Impero-ecc..”’dato-a Francesco Chiappolini di Fossombrone che si porta a Napoli emesso ad Ancona

1715-Passap1715 Lasciapassare ''Giacomo Mattei Conte di Glasinaze del Sacro Romano Impero ecc,,dato aorto-Lasciapassare-”Giacomo-Mattei-Conte-di-Glasinaz-e-del-Sacro-Romano-Impero-ecc..”’dato-a Francesco Chiappolini di Fossombrone che si porta a Napoli  emesso ad Ancona

 

                                                                                                   Art.Nr.1100

 

Storia

I primi Mattei, forse derivati da un Matteo de’ Papareschi, costruirono il loro palazzetto, ancora visibile con il loro stemma con lo scudo scaccato con la banda, prospiciente la piazza in Piscinula, nei pressi degli argini del Tevere in prossimità del ponte Cestio sull’isola Tiberina. Il luogo in passato era noto anche come Capocroce dei Mattei: inoltre nella vicina chiesa di San Benedetto in Piscinula è conservata la più antica sepoltura della famiglia. Il palazzetto aveva funzione di controllo, perché la Gens Mattheia detenne sin dal 1271 e fino alla sua estinzione, la carica di Guardiano perpetuo dei ponti e delle ripe dell’alma città di Roma in Sede Apostolica vacante, che imponeva, ogniqualvolta moriva un papa, di reclutare cento uomini dai loro possedimenti, vestirli di uniforme rossa (da qui i soldati rossi) e armarli al fine di custodire la Porta Portese, che dava accesso diretto sul lato del Vaticano, e il porto fluviale (ripa) di Ripa Grande, oltre a tenere sotto controllo il transito su tutti i ponti di Roma anche esigendone un pedaggio.

Sin dagli anni del papato di Bonifacio IX, la famiglia, con il testamento di Jacobello di Renzo di Cencio di Ianni Mattei dei Papareschi era documentata proprietaria dei castelli Pantanello, Oricona, Polverella, 1/2 di S. Giorgio e Castiglione. Successivamente il ramo della famiglia che rimase in Trastevere si estinse negli Annibaldi della Molara che dettero il nome alla ora scomparsa piazzetta antistante la loro residenza prospiciente l’attuale Piazza in Piscinula

Tra i secoli XIV e XV altri rami della famiglia con Giacomo di Matteo e Ludovico suo figlio, grazie a un’intensa attività mercantile e creditizia, si trasferirono nel rione Sant’Angelo su un ampio comprensorio che prese il nome di Insula Mattheorum, compreso dalla piazza loro omonima con la famosa fontana delle Tartarughe, Via Paganica (dal nome di un loro feudo il cui palazzo, detto del ramo di Trastevere, iniziato da Ludovico, nipote del precedente, è attribuito a Nanni di Baccio Bigio, fu passato per eredità ai Canonici Mattei e ceduto nel 1927 a Giovanni Treccani, che ne fece la sede della Enciclopedia Italiana), via delle Botteghe Oscure, via Michelangelo Caetani (già via dei Funari e poi di S. Caterina de’ Funari) e via dei Funari (già via del Melangolo): tutti gli immobili compresi in queste vie appartenevano ai vari rami del casato. L’attività edilizia della famiglia è altresì testimoniata dalla costruzione del palazzo costruito sul finire del sec. XVI su una preesistente vigna di loro proprietà, all’angolo delle Quattro Fontane, dopo che Sisto V fece passare di lì l’attuale via omonima all’incrocio con via del Quirinale, ora noto come Palazzo Del Drago.

Noti per le violente lotte intestine alla famiglia e da sempre aderenti al Papato, raggiunsero la massima potenza e ricchezza agli inizi del secolo XVI, dimostrate sia dall’elevato numero dei componenti della famiglia nel Censo della Città di Roma, fatto poco prima del Sacco dei Lanzichenecchi del 1527, che dalle numerose volte (forse il maggior numero rispetto alle altre famiglie romane) in cui i suoi membri esercitarono il Conservatorato della città. Esponente di spicco della famiglia in questo periodo era il noto collezionista d’arte Ciriaco Mattei, che fece costruire la villa omonima poi villa Celimontana. La famiglia aveva cappelle gentilizie nelle chiese di S. Maria in Araco e li, di S. Maria della Consolazione e di S. Francesco a Ripa.

Tra i feudi che gli appartennero, oltre alla citata Paganica, acquistata con Tempera e Onda dai De Torres al principio del Seicento su cui successivamente conseguirono il titolo ducale, ebbero Rocca Sinibalda acquistata nel 1600 da Giuliano Cesarini dai fratelli Ciriaco e Asdrubale, e Giove acquistato dagli stessi da Mario Farnese del ramo di Latera nel 1597 per 65 mila scudi che passò per eredità alla famiglia Antici. I duchi di Giove, che nel 1719 nella persona del duca Alessandro, ebbero da Clemente XI il riconoscimento della dignità di “Principe di I° rango”, abitarono il Palazzo Mattei omonimo, eretto su disegno di Carlo Maderno all’angolo tra via dei Funari e via Caetani; nel sec XIX vi abitò Giacomo Leopardi come nipote della principessa Antici Mattei, mentre gli edifici più antichi sono quelli prospicienti la piazza omonima.

Negli ultimi anni la famiglia ebbe notevoli tracolli immobiliari nei vari rami. Nella Roma dell’Ottocento, quando molti patrimoni passarono di mano per la dedizione al gioco d’azzardo di non pochi nobili, era noto l’adagio: «un quattro un cinque un sei perdé il palazzo il duca Mattei»

Il ramo maschile dei duchi di Giove, si estinse nel 1801 con Filippo ultimo duca della famiglia, che trasmise titoli e beni alla figlia Caterina che sposò Giovanni Battista Canonici, che con Carlo Teodoro unico figlio maschio si estinsero, cedendo i titoli al ramo collaterale degli Antici Mattei eredi di Anna Maria sorella minore del citato Filippo. Attualmente il predicato di Giove è assunto dalla famiglia Spinola eredi di Anna Maria primogenita di Guido ultimo erede maschio degli Antici Mattei

1696-Passaporto a-firma-Rinaldo-Duca-di-Modena-e-Reggio-rilasciato al-Dott-Nicolo’-Santi-dato-a-Modena.

1696-Passaporto a-firma-Rinaldo-Duca-di-Modena-e-Reggio-rilasciato al-Dott-Nicolo’-Santi-dato-a-Modena.

     Art.Nr.1086

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