1947-1942 Passaporto ”Regio Servizio”rilasciato al Cav Uff. Domenico Sisi,archivista Capo presso l’Ambasciata Italiana in Svizzera–numerosi visti

1947 Passaporto ”Regio Servizio”rilasciato al Cav.Uff. Domenico Sisi,archivista Capo presso l’Ambasciata Italiana in Svizzera–numerosi visti

Modulo passaporto usato Regno d’Italia 1945,diplomatico

Art.Nr.1560

1942 Passaporto”Regio Servizio’rilasciato al Cav.Uff. Domenico Sisi,archivista Capo presso l’Ambasciata Italiana in Svizzera–numerosi visti

 1650-Occupazione-Spagnola-della citta’ di -Alessandria Passaporto rilasciato dal Capitano Geronimo Ortiz, incaricato e comandante della piazza ,  a Ludovico Balestra e Ambrosio Abram per andare ,via di Genova alla devozione dell’Anno Santo a Roma    dato ad Alessandria

      1650-Occupazione-Spagnola-della citta’ di -Alessandria

Passaporto rilasciato dal Capitano Geronimo Ortiz, incaricato e comandante della piazza ,
 a Ludovico Balestra e Ambrosio Abram per andare ,via di Genova alla devozione dell’Anno Santo a Roma
  dato ad Alessandria
Art,Nr.1547

     1841-47  Alessandro I di  Gonzaga, duca di Mantova  di Monferrato di Guastalla di Sabbioneta di Solferino  della Mirandola eccc… Diploma in pergamena per  concessioni, con vari Titoli di cui si avrebbe voluto attribuirsi dopo vicissitudini e avvenimenti, databile 1841-47

         1841-47

Alessandro I di  Gonzaga, duca di Mantova  di Monferrato di Guastalla di Sabbioneta di Solferino  della Mirandola eccc…

Diploma in pergamena per  concessioni, con vari Titoli di cui si avrebbe voluto attribuirsi dopo vicissitudini e avvenimenti, databile 1841-47

Art. Nr 1522

 

Risultati immagini per alessandro i di gonzaga

Alessandro Gonzaga
Alessandro Gonzaga.jpg
Pretendente Principe di Castiglione
Gonzaga.png
PredecessoreGiuseppe Luigi Gonzaga
Altri titoliPrincipe di Solferino
NascitaDresda, 21 novembre 1799
MorteParigi1875
DinastiaGonzaga
PadreGiuseppe Luigi Gonzaga
MadreGiulia Maddalena d’Esterhazy
ConsorteMaria Elisa Coke
Figlinessuno
Alessandro Gonzaga
1799 – 1875
Nato aDresda
Morto aParigi
Dati militari
Paese servito Francia Impero Francese
Spagna Regno di Spagna
Austria Impero austriaco
Anni di servizio1814-1848
Gradocolonnello
GuerreGuerre napoleoniche
Battaglie Battaglia di LipsiaGuerra russo-turca (1828-1829)

Alessandro Gonzaga (Dresda21 novembre 1799 – Parigi1875) è stato un militare e letterato tedesco, fu l’ultimo rappresentante dei Gonzaga di Castiglione 

Fu il figlio terzogenito di Giuseppe Luigi Gonzaga (1761-1818) della linea dei “Gonzaga di Castiglione” e di Giulia Maddalena d’Esterházy, principessa di Ungheria,intraprese la carriera militare arruolandosi inizialmente nel 9º Reggimento di fanteria della Vistola, in Polonia. il suo lavoro nel Reggimento fu notato da Napoleone dove poté osservare il valore e l’audacia del principe Gonzaga Per il suo valore militare ottenne numerose medaglie. la sua prima battaglia dove il principe ebbe l’occasione di battersi fu a Berry au bac dove al ragazzo parve che due ufficiali russi si fossero avvicinati troppo alle linee difensive con lo scopo di spiare i movimenti francesi. appena resosi conto delle intenzioni dei due nemici si lanciò come un fulmine sui due cavalieri russi battendoli con estrema facilità. dopo la caduta di Bonaparte il principe Gonzaga si recò a Vienna insieme al padre Giuseppe Luigi Gonzaga per rendere omaggio all’Imperatore, dove il 15 novembre 1831 diede inizio a quella battaglia che non riuscirà mai a vincere, ovvero quella di essere reintegrato nei domini della famiglia dei Gonzaga. si raccontò che il cancelliere Metternich non si mettesse nemmeno a ridere a ricevere tale richiesta da parte del principe, e quindi cercando di valutare la creazione di un decreto di ripristino del vecchio stato gonzaghesco, decreto che non venne mai sottoposto all’Imperatore. Nel 1837 si recò a Torino dove venne ricevuto con la più cordiale attenzione di Re Carlo Alberto e da tutto il corpo diplomatico, incontro che mise in ansia l’Austria nel timore che un Gonzaga potesse entrare in trattative con un capo di stato italiano, evento che non successe dai tempi dell’ultimo Duca di Mantova. L’anno successivo venne ricevuto a Roma dal Pontefice con i più grandi onori offerti dalla Corte Pontificia, durante il periodo della sua visita vennero organizzate a Roma grandi feste in suo onore.

Sposò a Londra il 22 febbraio 1841 la nobile Maria Elisa Coke, vedova del diplomatico spagnolo Don Juan d’Escudero, dalla quale non ebbe figli

Con varie richieste all’imperatore, l’ultima datata 1831, cercò di essere reintegrato nei diritti di successione sul Ducato di Mantova, sul Ducato di Guastalla e sul Principato di Castiglione ma le sue richieste non trovarono accoglimento.

Con decreto del 13 ottobre 1847 decise di conferire alle dame l’Ordine della Croce stellata, istituito nel 1668 dall’imperatrice Eleonora Gonzaga-Nevers riunendolo ad un altro ordine dei Gonzaga, l’Ordine del Redentore. Il nuovo Ordine venne chiamato Ordine delle dame di Maria Elisa, in onore della moglie Maria Elisa Coke.

Fu l’ultimo rappresentante dei Gonzaga di Castiglione.

1829-Nunziatura-Apostolica-di-Firenze-sotto-il-Pontificato-di-Papa-Pio-VIII-dato-a-Firenze-per-Norcia-al-Pizzicarolo-Bernardino Castelli

 

1829-Nunziatura-Apostolica-di-Firenze-sotto-il-Pontificato-di-Papa-Pio-VIII-dato-a-Firenze-per-Norcia-al-Pizzicarolo-Bernardino Castelli

Art.Nr.1508

Papa Pio VIII

Papa Pio VIII
Pio VIII
Pio VIII ritratto da Clemente Alberi
253º papa della Chiesa cattolica
C o a Pius VIII
Elezione31 marzo 1829
Incoronazione5 aprile 1829
Fine pontificato30 novembre 1830
Cardinali creativedi categoria
Predecessorepapa Leone XII
Successorepapa Gregorio XVI
NomeFrancesco Saverio Castiglioni
NascitaCingoli, 20 novembre 1761
Ordinazione sacerdotale17 dicembre 1785
Nomina a vescovo11 agosto 1800 da papa Pio VII
Consacrazione a vescovo17 agosto 1800 dal cardinale Giuseppe Maria Doria Pamphilj
Creazione a cardinale8 marzo 1816 da papa Pio VII
MorteRoma, 30 novembre 1830
SepolturaBasilica di San Pietro in Vaticano

Papa Pio VIII (in latinoPius PP. VIII, nato Francesco Saverio Maria Felice CastiglioniCingoli20 novembre 1761 – Roma30 novembre 1830) è stato il 253º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, nonché sovrano dello Stato Pontificio dal 31 marzo 1829

Discendente da un nobile casato di Cingoli, presso Macerata, nacque il 20 novembre 1761, terzo degli otto figli del conte Ottavio Castiglioni e della moglie Sanzia Ghislieri. Dopo avere studiato presso i gesuiti, compì gli studi superiori in utroque iure a Bologna e poi a Roma. Conclusi gli studi con una particolare attenzione al diritto canonico, fu ordinato sacerdote il 17 dicembre 1785.

Divenne poi vicario generale prima ad Anagni e successivamente a Fano, e l’11 agosto 1800 fu nominato vescovo di Montalto e abate commendatario dell’abbazia di Santa Maria in Montesanto.[1]

A causa del suo rifiuto di prestare il giuramento di fedeltà a Napoleone re d’Italia, fu condotto prigioniero in Francia, ma nel 1816, dopo la caduta di Napoleone, la sua risolutezza fu ricompensata da Pio VII con la nomina a cardinale di Santa Maria in Traspontina. In questo stesso anno, fu trasferito dalla sede di Montalto a quella di Cesena.

Nel 1821 fu nominato da Pio VII cardinale vescovo di Frascati e gran penitenziere e, in seguito, prefetto della Congregazione dell’Indice. Nel conclave che seguì alla morte di papa Leone XII, Castiglioni, appoggiato dalla Francia, fu eletto papa il 31 marzo 1829, anche perché la sua salute a dir poco cagionevole lasciava presagire – come infatti avvenne – un pontificato di transizione.

Il Belli, impietoso, così lo descrive in un feroce sonetto in romanesco all’indomani della fumata bianca (1º aprile):

Nel corso del suo pontificato si preoccupò di abolire il nepotismo, abbandonando anche la pratica dello spionaggio attuata dai predecessori, ed emanò una lettera, la Litteris Altero, di condanna delle Società bibliche, che si occupavano di tradurre i testi biblici secondo gli studi moderni, e delle associazioni segrete. Papa Castiglioni, formato alla scuola del cardinal segretario di stato Ercole Consalvi, di idee relativamente aperte e liberali, si batté per promuovere la libertà di culto dei cattolici in Inghilterra, riconobbe dopo la rivoluzione del 1830 il nuovo re di Francia Luigi Filippo I e dimostrò moderazione nell’affrontare il problema dei matrimoni misti in Germania.

Anche nella politica interna dello Stato della Chiesa il suo breve pontificato lanciò alcuni segnali di apertura sia concedendo subito dopo l’elezione un’amnistia sia con l’adozione di alcune valide misure economiche. Durante il suo breve pontificato, Pio VIII scrisse una sola enciclica, la Traditi Humilitati Nostrae (il 24 maggio 1829). Debilitato dall’intenso lavoro e malato da tempo di gotta, morì il mattino del 30 novembre 1830.

Fin dalla sua elezione Pio VIII ebbe salute cagionevole. Nonostante ciò, le circostanze della sua morte dettero adito alla supposizione che fosse stato vittima di un avvelenamento.[senza fonte] Il principe don Agostino Chigi, contemporaneo del papa e dignitario accreditato presso la corte pontificia, annotò nel suo diario del giorno 2 dicembre 1830:

« Nella sezione del cadavere del Pontefice che seguì ieri sera per quanto si dice, furono trovate le viscere sanissime e solo si è rinvenuta qualche debolezza nel polmone, altri dicono qualche sfiancamento nel cuore; resterebbe perciò a sapersi di qual male sia morto. »

1840 Citta’ di Torino ”Dicastero Censi e Prestiti”  Cedola n.73 di Annualita’ vitalizia  sopra n 2 vite”, col versamento di Lire 2000

 

1840 Citta’ di Torino ”Dicastero Censi e Prestiti”  Cedola n.73 di Annualita’ vitalizia

sopra n 2 vite”, col versamento di Lire 2000

Art Nr,1505

1872 Gran Loggia Italiana a Buenos Aires Argentina

1872 Gran Loggia Italiana a Buenos Aires Argentina

Art,Nr,1504

1789 ”Marina Deputazione all’Armamento contro i Corsari Barbareschi ”della Repubblica di Genova,

1789 ”Marina Deputazione all’Armamento  contro i Corsari Barbareschi ”della Repubblica di Genova,
Poliza sottoscrizione di Lire 1000 fuori Banco,pagabile ad estrazione annuale il 1 luglio con rendita al 2% annuo
firme Giuseppe Ma.Pessagno ”Diputazione” Felice Mancarano ”Cancelliere” e Giuseppe Merea ”Cassiere”
Timbro della Marina Genovese

Art.Nr.1501

I corsari barbareschi nel Mediterraneo

L’arcangelo Michele scaccia i Barbareschi dall’isola di Procida (olio su tela, XVII secolo)

Le origini Il fenomeno della pirateria era sempre stato ben presente nel Mediterraneo, ben prima del VII secolo in cui gli Arabi si affacciarono sulle sue coste orientali, rimettendo in discussione la secolare talassocrazia romana che aveva orgogliosamente fatto chiamare quel mare all’Impero Romano, Mare Nostrum. Il “Mar bianco di mezzo”, come lo chiamarono gli Arabi (Saraceni, furono chiamati da molti, attribuendo tale sostantivo all’espressione romana che significava, forse, “popolo delle tende”), divenne un teatro di duro confronto fra l’Europa cristiana, latina e greca già a partire dall’VIII secolo ma, soprattutto, dopo l’espansione della potenza ottomana nel bacino occidentale del Mediterraneo nel corso del XVI secolo. I componenti della marineria ottomana che partivano dalle basi nordafricane furono sovente identificate con l’espressione pirati barbareschi, preferendo il termine “pirati” per la sua connotazione semantica fortemente negativa. Del tutto scorretta però, visto che costoro non assaltavano mai naviglio musulmano (salvo in caso di guerra aperta) e perché, come a Lepanto, essi erano presenti nella flotta del Sultano ottomano, quindi in veste di corsari (privati autorizzati dal proprio Stato di appartenenza o di riferimento ad attaccare imbarcazioni nemiche) e non già di pirati (che navigano a scopo di depredare e razziare per lucro proprio, indifferentemente dalla provenienza del depredato).
Le incursioni del XVI e XVII secolo
Il periodo più cruento delle attività barbaresche (almeno per le popolazioni italiane) si ebbe in concomitanza con le Guerre d’Italia del XVI secolo, quando i musulmani maghrebini (barbareschi: termine dietro il quale si celavano arabi, berberi, turchi e rinnegati europei), alleati della Francia, indirizzarono le loro scorrerie verso le flotte e le coste del meridione d’Italia, all’epoca sotto il dominio dei Re di Spagna. Le incursioni comunque si spinsero anche negli stati italiani posti più a nord ed infatti, più volte nel corso dei secoli, furono saccheggiate e distrutte le città costiere laziali, toscane e liguri. Sul versante adriatico i corsari, grazie alla vigile sorveglianza delle galere veneziane, non riuscirono quasi mai a spingersi oltre le coste marchigiane.
I corsari barbareschi non si limitavano, come già detto, a depredare le navi, ma effettuavano spesso anche incursioni nei territori che si affacciavano sul mare. Di questo rimangono testimoni silenziose le torri di guardia costiere, presenti lungo le coste, soprattutto italiane.
Famosi gli episodi nei quali vennero ridotti in schiavitù: nel 1544 gli abitanti di Ischia (4000 deportati) e Lipari (9000 deportati, quasi l’intera popolazione); e nel 1554 Vieste (7000 deportati)
In tal modo essi catturavano enormi quantità di schiavi europei, che costituivano un rilevante cespite economico, sia nel caso di loro vendita, sia in quello di riscatto. Nel primo caso come forza lavoro a costo zero, da usare anche come rematori sulle galee ottomane (solo nella Battaglia di Lepanto furono liberati ben dodicimila cristiani che erano schiavi al remo sulle navi turche). In Marocco, il sultano Mulay Ismail (16451727) si fece costruire, nella nuova capitale di Meknès, un intero palazzo, fortificato esclusivamente con il lavoro degli schiavi cristiani catturati dai corsari barbareschi.
Quando catturati, tuttavia, anche i musulmani ricevevano a loro volta un trattamento analogo: la battaglia di Ostia, raffigurata nelle Stanze di Raffaello in Vaticano, fornì manodopera utile all’edificazione delle Mura leonine e, secoli dopo, la Reggia di Caserta fu costruita con il rilevante apporto del lavoro forzato di equipaggi barbareschi catturati dalle navi della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, principalmente in occasione della spedizione contro i Barbareschi organizzata da Carlo di Borbone nel 1739. Una nuova spedizione della marina napoletana (insieme alle flotte spagnola, di Malta e del Portogallo) si ebbe nel 1784 contro Algeri.

Il gruppo dei Quattro mori
Il Monumento dei Quattro mori a Livorno celebra le vittorie riportate contro i corsari barbareschi alla fine del XVI secolo dall’Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, un Ordine corsaro cristiano appositamente creato a tale scopo, del quale il Granduca Ferdinando I de’ Medici era Gran Maestro.

Khayr al-Dīn Barbarossa
Il più conosciuto dei corsari è probabilmente Khayr al-Dīn, detto Barbarossa. Costui, dopo essere stato chiamato a difendere la città di Algeri dagli attacchi degli Spagnoli, ne uccise il sovrano e si sostituì ad esso nel 1510, facendo della città una delle basi più importanti per la Guerra di corsa, che egli conduceva in nome e per conto del Sultano ottomano.
Molti corsari barbareschi erano “rinnegati” (in Spagna il termine usato per chi si convertiva all’Islam abiurando il Cristianesimo sarà dal XVI secolo moriscos). Le navi preferite erano delle galee e fuste, con schiavi o prigionieri ai remi. Due esempi sono costituiti dall’olandese Süleyman Reis “De Veenboer”, che divenne ammiraglio della flotta corsara di Algeri nel 1617, e il suo secondo, Murad Reis, il cui nome originario era Jan Janszoon, di Haarlem (attuale Paesi Bassi). Entrambi operarono al servizio del corsaro noto come Simone il Danzatore e l’ammiraglio Michiel de Ruyter, anch’egli olandese, tentò invano di porre fine alla loro attività sui mari.
Il più famoso tra tutti costoro fu però senza dubbio Uluch Alì, nato come Giovanni Dionigi Galeni, di origini calabresi e ammiraglio ottomano, che combatté anche a Lepanto nel 1571.
I corsari barbareschi algerini subirono una grave disfatta nel 1732, quando la flotta spagnola, al comando dell’ammiraglio Blas de Lezo, conquistò la città di Orano e distrusse la base militare dei corsari nella baia di Mostaganem.

 

1644-Cardinale-Antonio-Barberini-Passaporto-rilasciato-a-Alessandro Canonici-che-si-reca-a-Trento-dato-a-Bologna

1644-Cardinale-Antonio-Barberini-Passaporto-rilasciato-a-Alessandro Canonici-che-si-reca-a-Trento-dato-a-Bologna

Art.Nr.1500

Antonio Marcello Barberini,
cardinale di Santa Romana Chiesa
Cardinal Antonio Barberini.jpeg
Cardinalbishop.svg
Nato1569, Firenze
Consacrato vescovo2 febbraio 1625 dal vescovo Laudivio Zacchia (poi cardinale)
Creato cardinale7 ottobre 1624 da papa Urbano VIII
Deceduto11 settembre 1646

1693 LASCIAPASSARE PONTIFICIO RILASCIATO IN DATA “ROMA NEL PALAZZO DEL QUIRINALE PRIMO AGOSTO 1693” DAL CARDINALE FABRIZIO SPADA, SEGRETARIO DI STATO, RILASCIATO A FAVORE Dell’Abb GUIDO BONIO CAVALIERE BOLOGNESE CHE SI RECA IN SPAGNA ACCOMPAGNATO DAL SUO SEGUITO. IL DOCUMENTO IMPONEVA ALLE AUTORITA’ LOCALI (“MINISTRI ET OFFIZIALI DI GUERRA, E DI GOVERNO DELLO STATO”) CUI VENIVA ESIBITO “IL PRESENTE PASSAPORTO” DI FORNIRE “OGNI DIMOSTRAZIONE DI CORTESIA E LASCIAR PASSARE LIBERAMENTE IL SUDDETTO CON I SUOI CAMERATA, SERVITORI, ARMI E BAGAGLIO, PRESTANDOGLI ASSISTENZA IN TUTTO CIO’ CHE POSSA OCCORRERGLI”. FIRMATO CARD. SPADA. TIMBRO A SECCO CON IL SIMBOLO CARDINALIZIO E SCRITTA “CARD. SPADA BRITIUS TIT. S. GRISOGON. S. R

1693 LASCIAPASSARE PONTIFICIO RILASCIATO IN DATA “ROMA NEL PALAZZO DEL QUIRINALE PRIMO AGOSTO 1693” DAL CARDINALE FABRIZIO SPADA, SEGRETARIO DI STATO, RILASCIATO A FAVORE Dell’Abb GUIDO BONIO CAVALIERE BOLOGNESE CHE SI RECA IN SPAGNA  ACCOMPAGNATO DAL SUO SEGUITO. IL DOCUMENTO IMPONEVA ALLE AUTORITA’ LOCALI (“MINISTRI ET OFFIZIALI DI GUERRA, E DI GOVERNO DELLO STATO”) CUI VENIVA ESIBITO “IL PRESENTE PASSAPORTO” DI FORNIRE “OGNI DIMOSTRAZIONE DI CORTESIA E LASCIAR PASSARE LIBERAMENTE IL SUDDETTO CON I SUOI CAMERATA, SERVITORI, ARMI E BAGAGLIO, PRESTANDOGLI ASSISTENZA IN TUTTO CIO’ CHE POSSA OCCORRERGLI”. FIRMATO CARD. SPADA. TIMBRO A SECCO CON IL SIMBOLO CARDINALIZIO E SCRITTA “CARD. SPADA BRITIUS TIT. S. GRISOGON. S. R

Art.Nr.1490

Fabrizio Spada

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Incarichi ricoperti
Nato17 marzo 1643, Roma
Ordinato presbitero22 dicembre 1669
Nominato arcivescovo8 agosto 1672 da papa Clemente X
Consacrato arcivescovo14 agosto 1672 dal cardinale Gasparo Carpegna
Creato cardinale27 maggio 1675 da papa Clemente X
Deceduto15 giugno 1717, Roma

Fabrizio Spada (Roma, 17 marzo 1643Roma, 15 giugno 1717) è stato un cardinale italiano

Figlio di Orazio Spada e di Maria Veralli, era da parte paterna pronipote del cardinale Bernardino Spada e nipote del cardinale Giambattista Spada, mentre era nipote del cardinale Fabrizio Verallo da parte materna. Si addottorò in utroque iure presso l’Università di Perugia nel 1664. Prese gli ordini sacri nel 1669 e fu referendario del Tribunale dell’Apostolica Signatura e abate commendatario del monastero di Santa Maria d’Attilia, nella diocesi di San Severino.

Nel 1672 fu nominato arcivescovo titolare di Patrasso, anche se dovette ottenere una dispensa perché non aveva ancora raggiunto l’età canonica, e nunzio papale nel ducato di Savoia: due anni dopo divenne nunzio in Francia.

Papa Clemente X lo creò cardinale presbitero nel concistoro del 27 maggio 1675, dandogli il titolo di San Callisto, che nel 1689 mutò per quello di San Crisogono e nel 1708 per quello di Santa Prassede. Fu legato a Urbino nel 1686 e camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali (1688-1689), cardinale Segretario di Stato dal 1691 al 1700 e prefetto della Congregazione del Buon Governo. Fu arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano (1698-99). Nel 1710 divenne cardinale vescovo della sede suburbicaria di Palestrina. Fu prefetto della Congregazione del Sant’Uffizio dal 1716 alla morte.

Morì nel palazzo di famiglia, a Roma: la salma venne esposta nella chiesa di Santa Maria in Vallicella, dove si svolsero i funerali, e sepolta nella cappella di San Carlo Borromeo nella stessa chiesa

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